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Altro album controverso
come il suo predecessore. Questo "Lifes rich pageant" (Luglio
1986) sembra allontanarsi sia dallo stile del lavoro precedente ma anche
(e molto) dai dischi degli esordi. Frettolosamente etichettato come "album
commerciale" (per via della produzione di Don Gehnam) è in realtà
il solito ottimo lavoro ma che fu sostanzialmente oscurato dall'hit "Fall
on me" che scalò rapidamente tutte le classifiche del tempo. Possiamo
affermare senza alcun dubbio che "Fall on me" fece conoscere
i R.E.M. finalmente a tutti e, almeno da questo punto di vista, proiettò
il gruppo in una dimensione "commerciale" anche a fronte delle
oltre 500.000 copie vendute. Ma sia chiaro che la parola "commerciale"
è quanto di più ingeneroso si possa dire parlando dei R.E.M., di un gruppo
che in più di venti anni di attività ha sempre "sfornato" prodotti
di elevatissima qualità. L'album, ripeto, non è affatto male anche se
il difetto che gli si può imputare secondo me è l'eccessiva frammentazione,
la presenza di troppe canzoni stilisticamente lontane tra loro, insomma
c'è troppa carne al fuoco e la sensazione che se ne trae è di un certo
disorientamento. In ogni caso il disco è apprezzabile soprattutto perchè
è coeso nei contenuti e segna un più esplicito impegno sociale
della band. I testi di Michael sono più diretti ed anche il suo
canto arriva chiaro come non lo era mai stato prima. Si parla di pioggie
acide, di guerre nucleari, di generazioni rampanti che perdono i valori
tradizionali e si affronta una profonda autocritica sulle radici della
storia americana. Malgrado tutto "Lifes" rimane un album positivo
e fiducioso nel futuro visto che in ogni canzone c'è sempre la speranza
che le cose cambieranno in meglio. Un altro aspetto fondamentale di questo
album è che qui emerge chiaramente la cultura country del gruppo. Dobbiamo
ricordare che Athens è una cittadina della Georgia, stato del profondo
Sud statunitense che in tanti film è stato stereotipato fino alla nausea.
Ma al di là degli stereotipi è logico che non si può non fare i conti
con la cultura del proprio Paese di origine e la cultura del Sud degli
Stati Uniti è la cultura dello sperone, dei serpenti a sonagli, dei coyotes
e delle iene, dei modi rudi e schietti, del disprezzo per la vita condotta
dagli "yankees" delle megalopoli iperindustrializzate. Queste
sono tutte tematiche di cui l'album è intriso, il country emerge sia nei
testi che nella musica ed in fondo ci sta anche bene. Con ciò, sia ben
chiaro, non voglio certo dire che i R.E.M. vogliono giustificare quelle
posizioni razziste dell'America rurale tipo l'istituzionalizzazione della
schiavitù o l'apartheid ma è evidente che in loro sono radicate, come
è giusto che sia, le più sane tradizioni del posto in cui sono cresciuti.
In definitiva possiamo dire che "Lifes rich pageant" è un album
patriottico, innamorato dell'America, dei suoi paesaggi e dei valori dei
suoi padri fondatori e se questo riusciamo ad apprezzarlo noi che siamo
estranei alla cultura americana è facile capire il successo che l'album
ottenne negli Stati Uniti. Per finire diamo al solito un breve cenno alla
copertina: se osserviamo attentamente si può vedere la fronte di Bill,
caratterizzata delle ben note soppracciglia, con sotto alcuni bisonti.
Ora sarà anche un caso ma a fare da testimonial all'album piu country
che il gruppo abbia mai realizzato sono stati scelti dei bisonti (simbolo
potente e ricco di significato per la cultura sudista americana e legato
anche alle tristi vicende riguardanti gli indiani) e, guarda caso, Bill
Berry che senza alcuna difficoltà riusciamo ad immaginarci come l'anima
country del gruppo viste anche le ultime attività alle quali è dedito
nella sua fattoria. Del resto le famose sopracciglia di Bill sono un bel
simbolo per questo disco perchè prima di tutto mettono in luce che in
questo lavoro a farla da padrone è il caratteristico suono potente di
batteria (classico delle produzioni di Gehman) e poi che tutto l'album
è squadrato e massiccio proprio come gli inconfondibili "cespugli"
di Berry. Michael stesso una volta ironizzò su questa sua caratteristica
fisica dicendo che lo volle nella band proprio per le sue sopracciglia!
Questo album prende il nome da una frase presente nel film "Uno sparo
nel buio" di Peter Sellers. Il personaggio in questione, il celeberrimo
ispettore Clouseau (interpretato dallo stesso Peter Sellers), era solito
farsi una ragione delle cose che non andavano per il verso giusto dicendo
che "la vita è un'assurda sceneggiata". Al solito il titolo
dell'album presenta l'errore grammaticale preferito dalla band e cioè
l'assenza degli apostrofi dove invece sarebbe lecito aspettarseli. Un
critico al tempo se ne uscì con questa frase: "L'unica cosa che manca
a 'Lifes rich pageant' è l'apostrofo tra la 'e' e la 's'..." ed in
fondo la battuta è così spiritosa che non possiamo che condividere. A
questo album non manca proprio nulla semmai, come ho già detto in precedenza,
c'è addirittura troppa carne al fuoco! Non manca neanche un tocco d'arte:
i disegni che compaiono nella confezione sono di Juanita Rogers, un'artista
caraibica che dipinge con il fango.
Donato |
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