Ad essere sinceri questo è l'album dei R.E.M. che gradisco di meno. In effetti non c'è un particolare motivo per spiegare la natura di questa mia perplessità nei confronti di questo disco. Ci sono bellissime canzoni ("It's the end of the world...", "The one I love", "King of birds"), ci sono i soliti indimenticabili testi di Michael, c'è un rinnovato impegno politico e sociale (mai come in questo album) e, come se non bastasse, c'è l'arrivo di Scott Litt che produrrà gli albums di maggior successo dei R.E.M., quelli che sfonderanno anche nel mercato europeo. Detto ciò quindi sembrerebbe il solito grande lavoro al quale i quattro di Athens ci hanno sempre abituato ma a mio modo di vedere non è così. "Document" (Settembre 1987) una volta ascoltato risulta troppo "pesante", "statico", delle volte quasi "irritante". Non so se è stato un esperimento voluto dal gruppo o dal produttore ma ci sono delle canzoni assolutamente ossessive ("Finest worksong", "Strange", "Fireplace", "Lightnin' Hopkins" e "Oddfellows local 151") che cozzano inesorabilmente con le altre canzoni cui si affiancano nell'album. Con questo non voglio certo dire che le suddette canzoni siano un fallimento (anzi, sono molto interessanti) ma di sicuro minano l'armonia e l'equilibrio dell'album che in questo modo stenta a trovare una sua ben precisa dimensione. Fatto sta che "Document" fu un successone discografico, "The one I love" e "It's the end of the world..." spopolarono in tutte le classifiche e qualcosa di significativo cominciò a vedersi anche in Europa dove TV e radio introdussero nei loro palinsesti i video e le canzoni del gruppo. I concetti fondamentali alla base di questo album sono due: politica e fuoco. Riguardo alla politica non possiamo fare a meno di ricordare che i R.E.M. hanno molto a cuore i problemi del sociale e dell'ecologia ed è solo in questa dimensione che dobbiamo inquadrarli. Quando parliamo dei R.E.M. come band politica non dobbiamo commettere l'errore di pensare a loro come una "posse" o qualcosa di simile, i R.E.M. sono pur sempre americani ed in America non c'è una vera e propria "cultura" (o spesso "incultura") politica come la intendiamo noi europei. Michael e compagni sono molto interessati ai problemi di attualità ma sono anche sufficientemente distaccati dalle piccole vicissitudini della politica istituzionale tanto da poterne parlare con una certa ironia mista alla giusta consapevolezza per quello che accade nel mondo. In poche parole i R.E.M. sono politicizzati quanto lo possono essere gli attivisti di Greenpeace o di Amnesty International, i loro testi sono sempre piuttosto obliqui, sarcastici, mai troppo espliciti. Lo stesso Michael Stipe in un'intervista disse: "non mi annoierò mai a scrivere canzoni politiche o canzoni d'amore [...] sono troppo scontate e noiose [...] la cosa più importante per me come compositore è scrivere sforzandomi di immedesimarmi in situazioni che non vivo in prima persona cercando di tirar fuori in modo originale quello che la gente può provare in determinate occasioni [...] scrivere testi è soprattutto una sfida contro me stesso". E' comunque risaputo che i R.E.M. sono sostenitori del "Partito Democratico", durante le elezioni non hanno mai mancato di sostenere canditati di quel partito come Michael Dukakis e Bill Clinton e quindi è facile capire il perchè di un album politico come "Document" in un periodo di imperante reaganismo. In questo senso molti hanno voluto leggere la caoticità dell'album come una metafora degli anni ottanta: un enorme calderone, un periodo di confusione e smarrimento... quasi una bolgia dell'inferno. Ecco quindi che entra in gioco la seconda componente dell'album: il fuoco. Come era accaduto in "Reckoning" anche "Document" ha un sottotitolo per il mercato americano: "File under fire" (vale a dire: "catalogare sotto la voce fuoco"). Il fuoco è un elemento che richiama la purificazione dei peccati, la distruzione e la creazione, tutti argomenti di cui l'album è impregnato profondamente. Inoltre come "Reckoning" era stato un album dalle atmosfere "umide" questo "Document" è un lavoro dalle atmosfere "calde". Quasi ovunque emerge un suono pieno ed avvolgente, ipnotico e suadente... tutte sensazioni che è facile provare fissando un caminetto acceso in una fredda notte invernale e non a caso in questo album è presente una canzone intitolata "Fireplace", "Caminetto", perlappunto. Anche qui la copertina non fa altro che raccontare didascalicamente quello che è contenuto all'interno e cioè: caos e tematiche sociali.

Donato