Siamo nel Marzo del 1991, sono passati quasi due anni e mezzo da "Green" ed i R.E.M. tornano sul mercato con un lavoro assolutamente "fuori dal tempo". Sarà stato il lungo periodo preso dalla lavorazione, sarà stata la voglia di creare qualcosa di veramente unico ma alla fine il risultato è un album magistrale, un altro disco a dir poco perfetto che può tranquillamente essere messo tra i primi dieci album della storia della musica moderna. Dopo questa introduzione è impossibile non tracciare un parallelo con "Fables of the reconstruction" che già in precedenza ho indicato come l'album più completo e maturo del gruppo ed infatti le analogie non mancano. Entrambe i lavori alla loro uscita ebbero un impatto dirompente, soprattutto se paragonati con la scena musicale ed il tipo di sound in voga al tempo. Entrambe i lavori fanno uso di strumenti inusuali per un gruppo rock come archi, violini e fiati (in "Fables" fu una specie di esperimento mentre in "Out of time" la loro presenza è molto più incisiva ed evoluta). Entrambe i lavori (insieme al successivo "Automatic for the people") sono quelli che possono vantare un maggiore equilibrio stilistico, un'armonia che pervade tutte le canzoni e che le rende intimamente legate tra loro. A mio avviso questo tipo di operazione è riuscita meglio in "Fables" e per questo lo ritengo un lavoro interessantissimo anche se è innegabile che albums come "Out of time" e "Automatic for the people" abbiano raccolto i maggiori successi ed abbiano raggiunto una maggiore fetta della popolazione mondiale con vendite superiori ai diciotto milioni di copie, un'enormità se paragonate alle usuali "tirature" del gruppo. Per quanto riguarda l'aspetto più prettamente stilistico non possiamo fare a meno di notare una particolarità (che non può certo essere casuale visto che si ripete in quasi tutte le canzoni dell'album) e cioè il fatto che dietro a canzoni dal sound allegro, immediato ed accattivante si celano dei testi molto duri, malinconici, che danno molti spunti per riflessioni approfondite. Siamo di fronte ad un lavoro che prima ti cattura con la sua freschezza ed originalità ma che poi ti fornisce anche molte idee sulle quali pensare e ripensare e tutto ciò non può che essere positivo. L'invito a porsi molti dubbi ed interrogativi, ad avere una posizione critica rispetto a tutto quello che ci circonda, è una costante dei R.E.M. e d'altronde anche lo stesso Michael afferma che: "La musica non cambia il mondo, semmai cambia le persone che a loro volta possono cambiare quello che non va..." e "Out of time" a mio avviso è un album che contribuisce moltissimo a questo scopo e che continuerà a farlo in futuro. Dal punto di vista delle tematiche affrontate c'è da dire che, come spesso accade per dei gruppi consolidati, dopo aver esplorato le tematiche degli elementi naturali arriva il momento in cui si sente l'esigenza di dare alla luce un album da "camera da letto". Questo lavoro, con le sue atmosfere a presa rapida e dai toni molto romantici, è arricchito da una collezione di testi tutti incentrati sulle tematiche dell'amore. Sappiamo già quanto Michael non ami cimentarsi in canzoni d'amore perchè si rischia di finire nella banalità ed infatti i testi di questo album sono un rarissimo esempio di come si possano scrivere canzoni d'amore davvero profonde ed originali. Non c'era quindi da stupirsi se all'uscita di "Out of time" i nostri ragazzi erano convinti di aver realizzato il miglior album di tutti i tempi. Sentiamo Peter qualche tempo prima che l'album fosse dato alle stampe: "Penso che questo sia il miglior insieme di canzoni che abbiamo mai scritto. Sono davvero eccitato. E' vero che abbiamo ancora tanto tempo per rovinarle, sapete come vanno queste cose, si può sempre rovinare un disco nell'ultima settimana di lavorazione... ma credo che questa sia la fase più positiva e divertente del lavorare in gruppo, come noi del resto facciamo da sempre". Concludiamo con altre due interessantissime osservazioni. La prima vuole far notare come da questo momento e fino a "Monster" i R.E.M. si trasformano in un gruppo da studio di registrazione. Sia "Out of time" che il successivo "Automatic for the people" sono lavori studiati minuziosamente, suonati con sezioni d'archi e sovraincisioni stratificate. La cosa non deve stupire... è un'evoluzione naturale per tutti i gruppi con parecchi anni di carriera alle spalle. Arriva il momento in cui, anche per l'accumulo di una certa stanchezza, l'unico desiderio è quello di comporre ottima musica e si lascia un po' da parte l'aspetto live ed il contatto col pubblico. E' lo stesso Bill a confessare la cosa: "Penso che ci stiamo trasformando in un gruppo da studio di registrazione". Peter rincara la dose: "Per me l'età porta, se non saggezza, almeno un briciolo di ragionevolezza. Sono in una fase in cui mi piace suonare canzoni lente e struggenti, canzoni che detestavo quando avevo 21 anni. Ora invece apprezzo l'idea di attaccare il cavo all'amplificatore e vedere cosa esce fuori in completa tranquillità. Non provo più alcun interesse verso la dimensione da gruppo rock & roll. Voglio dire, siamo ancora un gruppo rock & roll ma adesso siamo del tipo che suona stando seduti su una sedia". Il secondo aspetto da considerare riguarda Michael. In questo album si nota un suo desiderio di volersi staccare i riflettori di dosso ed infatti quasi tutte le canzoni di "Out of time" lo vedono duettare con altre voci quali il solito Mike, l'insolito KRS-1 e la dolcissima Kate Pierson dei B-52. In fin dei conti "Losing my religion" è l'unico pezzo nel quale Michael assume le usuali spoglie di icona che lo contraddistinguono.

Donato