"Around The Sun", il tredicesimo album della pluri-premiata ditta di Athens a nome R.E.M., non nasce certo sotto i migliori auspici che la tradizione anglosassone da sempre associa a questa fortunata cifra. E’ un dato di fatto che, dai tempi della dipartita di Bill Berry e della sofferta gestazione di "Up", una parte degli aficionados della band ha guardato con occhio sempre più critico i nuovi lavori proposti. Non che questa sia una novità nell’ambito della più che ventennale ed intensa biografia e discografia remmiana (qualcuno ricorderà le levate di scudi, per la verità ingenerose visti i risultati, alla vigilia dei due contratti multimiliardari con la Warner Bros.) ma mai come in questi ultimi anni il popoloso e variegato mondo degli ammiratori dei R.E.M. si è trovato diviso nel giudicare la qualità del materiale sfornato dal terzetto di Athens. La domanda che mi sono posto di più in questi ultimi mesi dall’uscita dell’album è se i cultori di vecchia data come me, prigionieri come sono della musica dei R.E.M., non soffrano di una sorta di sindrome di Stoccolma nei loro riguardi. Mi chiedo questo perché, come i lettori più attenti avranno notato, io sono quasi sempre entusiasta dei dischi mandati alle stampe dalla band georgiana e nella stragrande maggioranza dei casi mi sono trovato a concordare con le loro molteplici svolte stilistiche. Mi chiedo questo perché due album giudicati spesso in modo controverso come "Up" e "Reveal" sono, a mio modesto avviso, due perle di originalità, stile e spessore lirico. Mi chiedo questo perché, malgrado alcune pecche che tra poco neanche io mancherò di evidenziare, "Around The Sun" mi appare come un album dignitoso e che non tradisce affatto quel patto informale che da sempre Michael & Co. stipulano con i loro fan, proponendo solo del materiale in cui essi credono veramente senza ripiegare su alcun tipo di compromesso commerciale. Il problema, semmai, è se questo materiale sia in grado di soddisfare (o, meglio ancora, sia in sintonia con) le aspettative del pubblico cui si rivolge ed in questo senso il dibattito è aperto da almeno un quinquennio. Da un punto di vista generale "Around The Sun" è in completa continuità con la filosofia R.E.M. dato che si presenta come un’opera organica, come una collezione di storie e note tutte legate da una serie di punti di riferimento ben identificabili con i temi che, al momento della lavorazione del disco, stanno maggiormente a cuore ai membri della band. Stipe descrive i contenuti dell’album in questi termini: <<Parla della ricerca di una via d’uscita da una stagione di caos, ma alla fine lascia un senso di speranza. E’ un viaggio verso il ritrovamento di sé stessi>>, mentre Mills aggiunge che: <<C’è molta politica ma anche molto amore. Ci piacciono le emozioni che si combattono all’interno della medesima canzone. L’atmosfera del viaggio aleggia in tutto l’album ma stavolta c’è anche qualcosa che lega tutti i personaggi: ciascuno è ritratto in un momento in cui cerca di compiere un passo avanti nella sua vita. Qualcuno su un piano spirituale, qualcun altro sul piano professionale, altri ancora nella propria relazione sentimentale>>. In effetti è sicuramente presente tutto un filone socio-politico che, partendo dall’elezione a presidente degli Stati Uniti di George W. Bush e passando per l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001, arriva fino alle attuali vicende della guerra in Iraq. La presenza di queste tematiche, già ampiamente anticipate dagli stessi membri della band sia con interviste che con veri e propri “concerti/sit-in” antigovernativi, ha innegabilmente dato la prima spallata alla credibilità artistica del disco. Molte persone, me compreso, erano un po’ perplesse dai toni e dagli atteggiamenti militanti che Michael, Mike e Peter ostentavano, come mai prima d’ora, ad ogni loro apparizione pubblica o sulla stampa; per non parlare poi di tutte quelle altre persone che, in palese malafede, denigravano la levatura artistica della band in funzione della propria appartenenza politica. Tutto ciò, in realtà, fa anche un po’ sorridere perché i R.E.M. scrivono canzoni politiche ed appoggiano il Partito Democratico da sempre ma in precedenza questo “dettaglio” non aveva mai così tanto appassionato l’opinione pubblica e la critica musicale. Ad ogni modo è il loquace Mike Mills che, probabilmente, riesce a trasmettere nel modo più chiaro quello che i R.E.M. intendono per il loro impegno politico: <<Alla gente non piace sentirsi dire cosa deve pensare, specie da una rock band. Non è quello che facciamo noi che farà cambiare l’opinione politica degli americani. La nostra è solo una voce in un milione di altre voci ma per noi è comunque importante, come cittadini, batterci per quello in cui crediamo>>. L’ascolto di "Around The Sun" ha comunque decretato che le legittime perplessità (come pure le illegittime illazioni) sull’efficacia artistica di un album dagli accenti esplicitamente politici erano ampiamente infondate. I testi di Stipe, fatta eccezione per la caustica e diretta "Final Straw", si misurano con la politica ricorrendo alle ben collaudate armi della metafora e di quel suo modo unico ed un po’ stralunato di comporre i pensieri. Il risultato è che il messaggio che si vuole trasmettere, piuttosto che essere semplificato, urlato ed infilato a forza nelle orecchie dell’ascoltatore (una pratica che appare triviale già solo a descriverla e che contraddistingue largamente il linguaggio della politica) viene sussurrato, suggerito, quasi insinuato, contribuendo così a stimolare i propri pensieri e le proprie riflessioni. Questo è un linguaggio certamente più consono all’Arte, questo è il linguaggio che Stipe sa usare meglio; ne è la prova che nel lotto delle canzoni che in qualche modo sembrano essere maggiormente influenzate dalle tematiche sociali quali "Leaving New York", "I Wanted To Be Wrong", "The Outsiders", "The Worst Joke Ever", "Around The Sun" e "Final Straw", è proprio quest’ultima che, presentando un’accoppiata testo/melodia tanto semplice e diretta quanto –francamente– noiosa e banale, appare come una delle canzoni meno interessanti e stimolanti del disco. Come si è già detto, "Around The Sun" offre all’ascoltatore tutta un’altra serie di canzoni che poco o nulla sembrano avere a che fare con la politica. Il primo a fare chiarezza in tal senso (se di chiarezza si può parlare) è lo stesso Michael Stipe, il quale afferma che: <<I pezzi di questo album possono essere raggruppati in tre categorie, nella prima sono presenti canzoni ispirate dalle vicende politiche, nella seconda sono presenti canzoni legate alla sfera dei sentimenti e nella terza sono presenti canzoni che… non lo so neanche io di cosa parlino!>>. In effetti anche quest’ultimo lavoro dei R.E.M. presenta alcuni brani di difficile interpretazione, un marchio caratteristico dello stile compositivo di Stipe (<<La libera interpretazione fa parte del potere della musica. La sorpresa è un elemento essenziale di qualsiasi opera d’arte, anche noi nel nostro piccolo abbiamo cercato di evitare le formule facili>>), anche se non si può fare a meno di sottolineare una sua sempre maggiore chiarezza e scorrevolezza narrativa. Anche il modo in cui questi testi vengono cantati è sensibilmente in controtendenza con lo stile adottato perlomeno fino a "New Adventures In Hi-Fi", dato che ora la voce di Stipe predomina nettamente sull’arrangiamento musicale. Questi ultimi due aspetti, ravvisabili più che mai in "Around The Sun", fanno sicuramente rientrare nei più classici canoni del formato-canzone molti degli ultimi brani composti dalla band e la cosa, sebbene risulti nuova nell’ambito della discografia del gruppo, non contribuisce certo a quell’innovazione ed a quella ricercatezza musicale di cui i R.E.M. sono stati sempre protagonisti nel passato. A voler essere pignoli le canzoni di "Around The Sun", forse per la prima volta, mancano di quel lavoro di minuzioso cesello e di rigida selezione che, in primis, contribuiva a rendere accattivante l’ascolto di quasi ogni singolo secondo degli album precedenti. Si ravvisa soprattutto un certo pressappochismo nella composizione –sia lirica che musicale– dei ritornelli e questo fa si che le canzoni sembrino spesso promettere molto per poi spegnersi nei momenti in cui invece dovrebbero prorompere e farsi incisive. Inoltre, l’apporto artistico di Mike Mills sembra essere ai minimi storici: il suo basso si limita a suonare le note strettamente necessarie ed il suo pianoforte –nelle rare apparizioni, eccezion fatta per "Make It All Ok"– è soffocato da un missaggio penalizzante, lo stesso dicasi per i cori. Ad ogni modo, i principali indiziati ad assurgere al ruolo di Lucignolo della situazione sembrano essere il leader degli U2, Bono Vox, e lo stesso Peter Buck che con suggerimenti oggettivamente opinabili hanno, il primo, persuaso Stipe a non infondere le usuali dosi di sofferenza ed autocritica nella scrittura e testi (<<Fai quel che devi fare. Siamo scrittori di canzoni. Non tutte devono essere bellissime. Scrivile e basta.>>) e, il secondo, persuaso il resto della band a non effettuare il solito maniacale missaggio nella fase di post-produzione dei brani. Ad onor del vero bisogna riconoscere che la maggior parte dei brani di "Around The Sun", una volta suonati dal vivo, acquistano maggiore smalto ed incisività e questo è segno che anche Buck non ha tutti i torti quando vuole spingere il sound dei R.E.M. verso una maggiore essenzialità ed immediatezza. Il problema, in effetti, non risiede tanto nella scarsa od eccessiva produzione dell’album (dato che in passato la band ha realizzato ottimi dischi ricorrendo alternativamente ad un sound sia spoglio che stratificato) quanto nella qualità di quest’ultima. Il missaggio di "Around The Sun" non convince, sembra poco ragionato ed i suoni sembrano essere stati selezionati ed abbinati con una certa sufficienza o comunque senza un piano ben preciso. D’altro canto, dato che gli stessi brani una volta proposti dal vivo ed epurati da orpelli hi-tech eccessivi e fuori luogo acquisiscono tutti una rinnovata freschezza ed una maggiore assimilabilità, è altamente probabile che la produzione artistica di Pat McCarthy e Jamie Candiloro si sia rivelata inadeguata per le ambizioni e le finalità del disco. In effetti molta critica ha provato a paragonare quest’ultimo album dei R.E.M. al loro capolavoro "Automatic For The People", probabilmente più in funzione delle tematiche affrontate che per una effettiva similitudine musicale, ma è anche vero che –con un arrangiamento più pertinente ed oculato– il disco avrebbe avuto tutte le carte in regola per bissare quel maestoso esempio di solennità lirica ed efficacia armonica. In conclusione "Around The Sun" si presenta come un disco incompiuto o, se lo si preferisce, privo di quella compattezza stilistica cui i R.E.M. ci hanno ripetutamente abituato. Per stessa ammissione di Peter Buck: <<Sono tre album diversi finiti a metà. E’ un disco acustico ma è anche rock ed infine ci sono anche delle canzoni con dentro dell’elettronica. E’ cambiato strada facendo, abbiamo messo assieme i brani migliori di un periodo parecchio lungo. Stilisticamente è un album piuttosto conservatore>>. Questi aspetti rendono l’opera poco assimilabile ai primi ascolti (specialmente quando ad ascoltare ci sono le orecchie allenate degli affezionati di vecchia data) ma bisogna anche riconoscere che il suo spessore artistico emerge in maniera sempre più marcata con fruizioni successive e maggiormente meditate. Chi ha avuto la pazienza di accostarsi con i giusti tempi a questo lavoro sa di avere tra le mani un disco che –sebbene vada a collocarsi nelle posizioni di seconda linea della discografia remmiana– risulta comunque dignitoso, godibile ed interessante; certamente ben al di sopra della sempre più miserevole condizione in cui versa il desolato panorama musicale di questo primo scorcio del ventunesimo secolo. Attendiamo impazienti le nuove mosse della band per sapere cosa ne sarà di uno dei gruppi musicali più influenti di tutti i tempi, con la consapevolezza che "Around The Sun" ha sicuramente scoperto qualche nervo ed ha fatto scricchiolare qualche meccanismo che richiederà una inevitabile messa a punto per far sì che i nostri tornino a comporre capolavori assoluti come in passato.

Donato