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1978
Athens, GA

Michael
Stipe, Mike Mills e Bill Berry
sono tre studenti universitari. Il primo è un brillante studente
d'Arte dal carattere eccentrico e spesso incline ad atteggiamenti
bizzarri ed inusuali, il secondo è un ragazzo riservato e dai modi
educati che condivide con il terzo praticamente solo la passione
per la musica visto che quest'ultimo ha un carattere da attaccabrighe
e con la fama di ''pessimo elemento''. Nonostante tutto però, malgrado
al tempo non si sopportassero l'un l'altro, i due si ritrovano spesso
a suonare in vari gruppetti universitari vista la loro grande tecnica
con basso e batteria.

Peter
Buck invece si è trasferito ad Athens da poco e fa il commesso in
un locale negozio di dischi chiamato "Wuxtry". La scena
musicale del tempo è quella punk, una scena che in quegli anni influenzava
molto sia Peter che Michael ed infatti i due si conoscono proprio
al negozio di dischi dove lavorava Peter e lì cominciano a discutere
ed a scambiarsi delle idee. Peter suona la chitarra da autodidatta,
non ha alcun maestro nonostante il fratello sia un musicista eccellente
e pian piano affina la sua tecnica soprattutto grazie all'ascolto
di tantissimi dischi dei quali è anche un grande collezionista.
A suo modo anche Michael è un autodidatta, nessuno gli ha insegnato
a cantare ma possiede una voce incredibile, un dono naturale privilegio
di pochi. Un privilegio del quale già potevano fregiarsi alcune
formazioni studentesche alle quali prestava la sua opera...

Forse
il segreto del successo dei R.E.M. sta proprio in questi anni, è
un successo che nasce quasi per caso come casualmente si forma il
gruppo. Nessuno di loro inizialmente poteva immaginare che una piccola
band nata con l'idea di fare cover dei pezzi dei loro idoli sarebbe
diventata una delle formazioni di culto per milioni di persone.
Ma il successo dei R.E.M. è dovuto anche al fatto che Michael, Peter,
Mike e Bill costituiscono un gruppo completo sotto ogni punto di
vista. Peter, Mike e Bill sono tre strumentisti eccezzionali sia
sotto l'aspetto puramente tecnico (tutti e tre suonano vari strumenti)
che dal punto di vista della cultura musicale che pure non manca
in Michael che ha il grandissimo merito di inventarsi uno stile
unico di cantare e comporre i testi delle canzoni. Lo stile di Michael
è quello di utilizzare la voce come uno dei tanti strumenti che
servono per realizzare la canzone ed i testi devono essere scritti
privilegiando prima la musicalità delle parole e poi pensando a
come unirle in una composizione finale che inevitabilmente è spesso
oscura ma anche emozionante e ricca di pathos.

La
voce non deve prendere il sopravvento, non deve essere invadente,
deve fondersi con la musica ed il fatto stesso che Michael si sia
sempre rifiutato di inserire i testi negli albums (tranne alcune
eccezioni) sta ad indicare che per lui l'ascoltatore deve cogliere
non tanto il messaggio (che poi spesso è personale ed indecifrabile
per la maggior parte delle persone) quanto le emozioni che può dare
una frase detta con certi suoni e timbri vocali. Insomma qui per
chi ancora non l'avesse capito stiamo parlando di poesia allo stato
puro, di una liricità che a mio avviso non è possibile individuare
in nessun altro gruppo o cantautore. Questo concetto viene poi radicalizzato
a tal punto che spesso influenza proprio il modo di cantare di Michael
che a tratti si mangia le parole, le pronuncia a modo suo, le sostituisce
con lamenti o addirittura, nei live, le cambia di sana pianta con
improvvisazioni estemporanee. Se poi si pensa che nella realizzazione
del prodotto finale tutto viene discusso equamente tra i componenti
della band fino addirittura a discutere giorni e giorni su una singola
nota o sul titolo di una canzone possiamo capire perchè in questi
anni i R.E.M. hanno scritto una infinità di bellissime canzoni ed
hanno proposto sempre un prodotto di qualità del tutto fuori parametro.
Una
chiesa tutta rosa
I
R.E.M. muovono i loro primi passi nella scena di Athens, una scena
fatta in prevalenza da cover-bands della quale anche loro fanno
parte. Suonano prevalentemente in feste e manifestazioni locali
e spesso si ritrovano a provare all'interno di una vecchia chiesa
abbandonata tutta dipinta di rosa, un posto abbastanza grande e
tranquillo che ben si prestava alle esigenze di un gruppo musicale.
La chiesa non era poi così abbandonata visto che l'aveva
da poco acquistata Don Wall, lo stesso proprietario del negozio
di dischi Wuxtry, il quale permetteva di stabilirsi lì a
tutti i suoi amici più stretti e tra questi c'era anche Peter.
In realtà quella chiesa sulla Oconee Street diventò ben presto qualcosa
di più che un semplice ritrovo. Lì il gruppo si riuniva, discuteva
con altre persone che la frequentavano o che addirittura ci vivevano
dentro, una piccola "comune" insomma. Una delle storie
che girano intorno alla nascita dei R.E.M. è legata proprio al fatto
che una inquilina della chiesa, Kathleen O'Brien, la fidanzata di
Bill Berry, presentò lui e Mike a Peter e Michael. Inoltre sembra
che l'impulso a proseguire insieme con quella formazione (prima
al basso e alla batteria erano stati provati anche altri candidati...)
sia dipeso anche dal grande successo che la band riscosse nella
festa di compleanno della stessa Kathleen. In quei primi tempi il
repertorio era ricco di covers ma già presentava alcune canzoni
"storiche". Se avete la fortuna di possedere qualche bootleg
delle loro prime esibizioni dal vivo (risalenti al 1980) potrete
accorgervi di quali erano gli artisti che influenzavano maggiormente
la band. Tanto per fare un esempio il loro primo live inciso su
vinile "Bodycount at Tyrone's" presenta canzoni tipo "There
she goes again" dei Velvet Underground, "(With) A girl
like you" dei Troggs o "(I'm not your) Stepping Stone"
dei Monkees ma anche una versione punk di "(Don't go back to)
Rockville" o la splendida "Gardening at night".

Gli
inizi
Che
i R.E.M. fossero destinati a palchi ben più importanti di quelli
di pizzerie o localetti studenteschi lo si capì sin dalle loro prime
apparizioni pubbliche. La gente impazziva per la loro musica (che
alternava cover di pezzi storici degli anni '60 a canzoni del loro
sempre più ampio repertorio) ed ogni proprietario di locale
abbastanza lungimirante da fiutare l'affare premeva per farli esibire
dal vivo. Le date quindi non mancavano mai ed alla loro prima uscita
fuori dalla Georgia, per l'esattezza in North Carolina, estasiarono
a tal punto un giovane spettatore chiamato Jefferson Holt che questi
si offrì come loro manager. La cosa andò in porto e fu una svolta
nella carriera del gruppo perchè Holt ci sapeva fare davvero e in
poco più di tre mesi gli fece aprire il concerto dei Police ad Atlanta,
un'esperienza che fu per loro tanto importante quanto snervante
e che gli farà prendere la decisione di non aprire più
concerti per nessuno. Un altro personaggio importante per la storia
dei R.E.M. sarà Bertis Downs, un giovane avvocato che diventerà
il loro legale. Ormai il quartetto di Athens aveva un manager ed
un avvocato per cui tutto faceva prevedere il "grande salto"
verso il professionismo.

Gli
anni con la I.R.S.
Se
è vero che spesso la fortuna di un gruppo dipende da una casa discografica
disposta a sostenerlo allora i R.E.M. possono considerarsi fortunatissimi
perchè non fecero neanche in tempo a far uscire il loro primo 45
giri "Radio free Europe\Sitting still" per la Hib-Tone,
semisconosciuta etichetta georgiana, che vennero subito corteggiati
dalla I.R.S. Nel frattempo il gruppo aveva registrato "Chronic
town" ed aveva l'esigenza di pubblicarlo per cui il matrimonio
con la casa discografica andò rapidamente a buon termine. Il 31
Maggio 1982 i R.E.M. firmarono un contratto quinquennale con la
I.R.S. ed il 24 Agosto dello stesso anno il mini-LP "Chronic
town" fece la sua comparsa sugli scaffali dei negozi musicali.
Gli anni con la I.R.S. portarono alla luce cinque albums (sei se
si considera "Chronic town") e tre compilations. In quegli
anni il gruppo crebbe album dopo album, concerto dopo concerto,
tranquillo e unito anche all'interno dello staff (Holt e Downs erano
considerati membri onorari del gruppo) anche grazie ad un contratto
che gli garantiva molta libertà: controllo artistico totale, ultima
parola sui video e sulle attività promozionali e nulla osta sulla
scelta dei collaboratori, roba da mostri sacri del rock!

Il passaggio alla Warner Bros
Abbiamo
detto che il periodo con la I.R.S. fu straordinariamene positivo,
in cinque anni i R.E.M. passarono da un quasi anonimato alla più
alta esposizione mass-mediologica, a partire da quel famoso 6 Ottobre
1983 con la loro prima apparizione televisiva al famoso "Late
night show" di David Letterman. Tutto faceva presagire ad un
rinnovo di contratto, anche perchè i componenti della band erano
entusiasti della casa discografica ed avevano sempre buone parole
nei suoi confronti. In realtà, poi, il gruppo decise di cambiare:
una decisione certamente sofferta e di sicuro non dettata -come
dicono i maligni- dai 10 milioni di dollari di contratto offerti
dalla Warner. Superare un contratto vantaggioso come quello che
i R.E.M. avevano stipulato con la I.R.S. non era certo facile, si
trattava di assicurare al quartetto di Athens il totale controllo
sul loro lavoro ma bisognava anche aggiungere quel qualcosa in più
che la I.R.S. non poteva offrire: la distribuzione capillare in
Europa. Questa fu certamente la ragione principale che spinse il
gruppo verso la multinazionale americana, c'era in ballo qualcosa
di molto importante: conquistare l'Europa dopo aver letteralmente
spopolato negli States. Da un punto di vista prettamente artistico
ricordiamo la lunga collaborazione con Scott Litt, produttore sia
di "Document" che dei primi cinque album targati Warner,
l'uomo della transizione dalla dimensione nazionale a quella mondiale.
Una transizione comunque necessaria per un gruppo che nella sua
storia si è sempre messo in discussione e che non si è mai annichilito
su un cliché di pop band fin troppo facile da portare avanti. E'
quindi soprattutto negli anni di collaborazione con la Warner Bros
che il gruppo osa maggiormente, che percorre strade sempre nuove
pur garantendo sempre un prodotto di elevata qualità. Un esempio
su tutti è rappresentato proprio dall'album di debutto "Green"
del 1988: da quel momento in avanti una fortunatissima (e forse
unica nel su genere) serie di uscite discografiche e tour su scala
mondiale li consacrò definitivamente come uno tra i gruppi fondamentali
nella storia della musica.

L'abbandono
di Bill Berry
Proprio
dopo aver rinnovato il loro contratto con la Warner Bros per la
cifra record di 80 milioni di dollari e durante le sessioni di stesura
del loro album "Up" i R.E.M. si sono trovati a dover superare
un momento molto difficile: il "pensionamento" del loro
batterista. Una rinuncia tanto drammatica quanto inaspettata per
un gruppo che, differentemente dalla tendenza generale, era riuscito
a sopravvivere unito ed armonioso per la bellezza di venti anni.
Dietro la dipartita di Bill Berry ci sono unicamente ragioni di
salute, non ci sono stati screzi con gli altri membri del gruppo
e tantomeno una sua volontà di percorrere nuove strade da solo.
Bill ha sentito il bisogno di allontanarsi dallo stress e dai ritmi
snervanti dello star system per i postumi del suo intervento al
cervello causato da un aneurisma che lo colpì durante il Monster
Tour del 1995. A sottolineare ulteriromente il fatto che non ci
sono sati screzi all'interno della band va ricordato che Bill si
è fatto da parte solo a patto che il gruppo continuasse a suonare
e qualora Michael, Mike e Peter avessero proposto lo scioglimento
della band lui sarebbe rimasto nonostante le non perfette condizioni
fisiche.

I R.E.M. hanno quindi deciso di continuare da soli e non hanno messo
egoisticamente in pericolo la salute del loro grandissimo amico,
rispettandone anche la volontà di poterli ancora vedere all'opera
dall'altra parte del palcoscenico. L'uscita di un album dello spessore
e della maturità di "Up" nel 1998 ed il relativo tour
mondiale hanno dimostrato ancora una volta la grande voglia di suonare
e di pubblicare dischi dei R.E.M. i quali hanno certamente superato
lo shock derivato dal riassestamento della band anche se, da quel
momento in avanti, niente sarebbe più stato come prima. Il
quartetto dei R.E.M. funzionava alla perfezione perchè ognuno
portava il suo contributo sia umano che stilistico e, allo stesso
tempo, fungeva da primo giudice inflessibile delle trovate degli
altri tre: con questa politica specifica i R.E.M. nel corso degli
anni hanno prodotto dischi da apprezzarsi dalla prima all'ultima
canzone, registrando tantissimo e pubblicando forse meno della metà
di quanto di volta in volta annotato in studio di registrazione.
Le uscite successive ad "Up" sembrano mancare un po' di
questo ferreo processo di selezione ed il gruppo sembra aver dato
l'impressione di andare un po' meno per il sottile, forse anche
nell'intento di non volersi prendere troppo sul serio alla soglia
dei 50 ma, d'altro canto, andando a realizzare dischi decisamente
meno compatti e coinvolgenti. Un tempo si aspettava l'uscita di
un nuovo disco dei R.E.M. con la trepidazione dovuta all'aspettativa
ed alla certezza di assaporare un capolavoro di gusto ed ingegno,
all'alba del nuovo millennio i fan di vecchia data sembrano invece
maggiormente stuzzicati dalla speranza che la nuova uscita data
alle stampe possa ripercorrere i fasti di un passato glorioso.
Donato
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